﻿{"id":2043,"date":"2012-06-19T10:37:00","date_gmt":"2012-06-19T10:37:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lilec.it\/romanticismo\/wp\/?page_id=2043"},"modified":"2016-11-09T18:26:25","modified_gmt":"2016-11-09T17:26:25","slug":"editoriale-questione-romantica-n-17-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.lilec.it\/romanticismo\/editoriale-questione-romantica-n-17-2\/","title":{"rendered":"La Questione Romantica: Scienza e Letteratura (editoriale)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In accordo con l\u2019impronta fortemente interdisciplinare della rivista, l\u2019idea all\u2019origine di questo numero \u00e8 quella di mettere a confronto le occasioni di dialogo fra scienze e arti e, soprattutto, fra scienza e letteratura. La scienza occupa sempre pi\u00f9 spesso le prime pagine dei giornali per ragioni che sono sempre meno connesse con aspetti strettamente tecnici o &#8220;scientifici&#8221; ma che invece coinvolgono \u2013 e spesso sconvolgono \u2013 altri ambiti, primo fra tutti quello etico e dei valori &#8220;umani&#8221;. Si ripropone qui all\u2019attenzione critica uno degli snodi storici, qual \u00e8 il periodo romantico, in cui dialogo tra le &#8220;culture&#8221; \u00e8 stato pi\u00f9 fecondo e anche pi\u00f9 intenso. Di per s\u00e9, si tratta di un argomento assai vasto, tale da non poter certo essere esaurito in un singolo volume. Gli interventi che seguono hanno in comune una prospettiva di studio che si articola attraverso l\u2019attenzione ai margini, ai contorni di tale questione; una spigolatura del campo d\u2019indagine, finalizzata a gettar luce su personaggi non ancora sufficientemente studiati oppure su aspetti meno noti di grandi autori.<br \/>\nIl Romanticismo, e in special modo il primo periodo, rappresenta un momento molto particolare nella storia del rapporto tra scienza e letteratura. L\u2019enfasi posta sulla ragione aveva portato l\u2019Illuminismo a vedere nella scienza l\u2019occasione per nuove aperture e per rafforzare il distacco dai dogmi religiosi. La celebrazione della scienza e della tecnologia condotta anche sulla base della loro qualit\u00e0 empirica e sulla verificabilit\u00e0 anche sociale delle loro asserzioni, sono strettamente collegate, nel pensiero illuminista, a una proto forma di democrazia. Diversamente, il primo Romanticismo punta a ricomprendere, a riassumere in s\u00e9 l\u2019irrazionalit\u00e0 in quanto componente ineliminabile dell\u2019esistente. La scienza, quindi, diventa anche il luogo, immaginario oltre che reale, nel quale si materializza la paura di rivolgimenti politici e sociali.<br \/>\nDisciplina di frontiera ma al contempo anche interfaccia tra scienze e cosiddette &#8220;humanities&#8221;, la medicina rappresenta il punto di intersezione tra i due campi che trovano nel corpo umano l\u2019arena materiale nella quale confrontarsi. Francesco Puccinotti, amico di Leopardi (Maria Conforti), si pone in quella linea di ricerca in cui si \u00e8 mosso Erasmus Darwin e che ha cos\u00ec impresso della propria essenza modelli letterari a noi tanto noti come <em>Frankenstein<\/em>. Raffaella Simili nel discutere quel classico della paura fantascientifica, lo riconduce al contesto delle sperimentazioni sul galvanismo per identificare nell\u2019ossessione del principio vitale un punto di contatto forte tra discorso scientifico e discorso letterario, dal quale scaturisce il mostro creato da Frankenstein \u00e8 un\u2019immagine archetipale del cambiamento che avviene a cavallo fra Sette e Ottocento e riassume le proiezioni negative che la scienza pu\u00f2 comportare. Non a caso, il nesso epocale \u00e8 anche all\u2019origine di nuovi generi letterari che da quel momento in poi hanno conosciuto grande fortuna, come testimonia l\u2019articolo di Rossana Gheno in cui di ripercorre l\u2019influenza esercitata dal Romanticismo su H.P. Lovecraft. L\u2019approccio genealogico inserisce la &#8220;teoria dell&#8217;orrore&#8221; di Lovecraft nell\u2019ambito di un dialogo serrato che l\u2019autore intrattiene con <em>Frankenstein<\/em>, visto come matrice generativa del nuovo ruolo della scienza nella societ\u00e0 e cultura moderne. Nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, Edgar Allan Poe si fa gioco delle nuove connivenze che si stabiliscono fra la scienza e gli aspetti sensazionali di un giornalismo che stava diventando di massa (Carlo Martinez). Su un altro versante, attraverso l\u2019interesse per la storia naturale, il personaggio &#8220;anomalo&#8221; di Henry David Thoreau testimonia &#8220;come nel cuore dell&#8217;Ottocento americano &#8216;science&#8217; e &#8216;literature'&#8221; tendano &#8220;vicendevolmente l&#8217;una verso l&#8217;altra pur comunicando da sentieri progressivamente divergenti&#8221; (Gigliola Nocera). Fondatore, assieme a Thoreau, del genere letterario chiamato &#8220;nature writing&#8221;, Burroughs (Annalisa Goldoni) coniuga il rigore dello scienziato all\u2019attenzione per la lingua e la forma proprie del letterato. L\u2019interesse di Burroughs sta anche nella forza con la quale afferma la necessit\u00e0 della letteratura per l\u2019apporto cognitivo che essa sa offrire, attraverso, ad esempio, la metafora. Non sorprende in quest\u2019ottica che la sua predilezione cada su Whitman per la capacit\u00e0 di tenere assieme il piano poetico creativo con quello analitico. Talora si intravedono delle affinit\u00e0 intrinseche tra arti e scienza, come nel caso della musica che si struttura attorno a una logica matematica e costituisce al contempo la pi\u00f9 astratta delle arti e quella che pi\u00f9 direttamente si rivolge ai sensi. Esempio di tale doppia valenza \u00e8 offerto dalla ricerca di un compositore novecentesco quale Aaron Copland, che sceglie di traslare sul pentagramma la poesia ermetica e &#8220;silenziosa&#8221; di Emily Dickinson (Daniela Biasini). I saggi qui raccolti vogliono rappresentare una rete di possibili linee di indagine per ulteriori ricerche, mentre testimoniano, ancora una volta, la straordinaria ricchezza della &#8220;questione&#8221; romantica, riletta, in questa occasione, attraverso la lente dei rapporti con la scienza. Una questione che non finisce di produrre nuove conoscenze, sia quando indagata nella sua storicit\u00e0, sia se analizzata come una delle matrici della cultura a noi contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo numero de\u00a0<em>La Questione Romantica<\/em> \u00e8 stato curato da Annalisa Goldoni e Carlo Martinez.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In accordo con l\u2019impronta fortemente interdisciplinare della rivista, l\u2019idea all\u2019origine di questo numero \u00e8 quella di mettere a confronto le occasioni di dialogo fra scienze e arti e, soprattutto, fra scienza e letteratura. 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