﻿{"id":2264,"date":"2012-08-27T22:58:01","date_gmt":"2012-08-27T22:58:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lilec.it\/romanticismo\/wp\/?page_id=2264"},"modified":"2016-11-09T18:26:23","modified_gmt":"2016-11-09T17:26:23","slug":"the-languages-of-romanticism-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.lilec.it\/romanticismo\/the-languages-of-romanticism-editoriale\/","title":{"rendered":"La Questione Romantica: The Language(s) of Romanticism (editoriale)"},"content":{"rendered":"<p>I linguaggi utilizzati dai poeti e dai drammaturghi europei nel periodo romantico costituiscono il filo conduttore dei saggi qui raccolti: linguaggi variegati, spesso ibridi e ambigui capaci di attraversare codici e generi.<br \/>\nWilliam Keach, nel saggio \u00abRomanticism and Language\u00bb del 1993 <div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 hundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-overflow:visible;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-margin-bottom:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\">[<em>The Cambridge Companion to Romanticism<\/em>], e nel pi\u00f9 recente <em>Arbitrary Power: Romanticism, Language, Politics<\/em> del 2004, rileva il \u00abdistinctly linguistic turn\u00bb assunto dalla critica letteraria negli ultimi decenni. Egli sottolinea come l\u2019attenzione critica degli studi teorici sul segno linguistico e la sua rappresentazione si sia estesa fino a comprendere il rapporto pi\u00f9 complesso tra Romanticismo e linguaggio da una prospettiva storica e culturale. Di conseguenza, osserva Keach, i testi romantici in versi e in prosa, \u2013 come quelli di Wordsworth, Coleridge e Shelley \u2013 sono divenuti oggetto di una interpretazione, oltre che di tipo post-strutturalista, e quindi di un\u2019analisi propriamente linguistica \u2013 peraltro gi\u00e0 anticipata dagli stessi scrittori romantici nei loro trattati teorici \u2013 anche, e al tempo stesso, di un approccio neostoricista, che implica lo studio della linguaggio letterario visto nel suo contesto storico, culturale e sociale.<br \/>\nLa teoria della lingua era ampiamente dibattuta all\u2019interno della letteratura romantica, sia da una prospettiva filosofica sia propriamente linguistica, e questo dibattito ha contribuito ad articolare questioni fondamentali circa la relazione tra parlanti e ascoltatori, tra la lingua e il mondo. Gli intellettuali romantici, influenzati dalle teorie linguistiche provenienti soprattutto dalla Germania, ma anche dalla Francia, attingevano alla tradizione illuminista per elaborare la definizione concettuale di elementi chiave della rappresentazione verbale. In particolare, gli autori romantici concentrarono la loro attenzione sulla complessa relazione tra parole, pensiero e cose, investigando i processi sociali e storici attraverso i quali la lingua si afferma e al contempo subisce mutazioni, soffermandosi in modo particolare sulla correlazione tra linguaggio ordinario e linguaggio poetico e prosastico.<br \/>\nIl pensiero proposto da Locke nel suo <em>Essay Concerning Human Understanding<\/em> (1690) influenz\u00f2 in maniera decisiva la riflessione linguistica romantica, la quale, muovendo dalle teorie filosofiche illuministe, veniva elaborando risultati originali. Gli intellettuali che si cimentarono nel dibattito sulla funzione della lingua furono numerosi e di diverse nazionalit\u00e0: poeti (Coleridge, Shelley), romanzieri e filosofi (Godwin, Fichte, Schelling) e linguisti (Humboldt) composero rispettivamente, poemi o drammi teatrali, romanzi e trattati teorici o critici, in cui la lingua era oggetto di analisi, utilizzando approcci diversi, ma nell\u2019unanime tentativo di spiegare il meccanismo del linguaggio, le sue interazione e il suo funzionamento.<br \/>\nNello specifico, la letteratura tra Sette e Ottocento, \u00e8 interessata ai meccanismi del linguaggio da un punto di vista teorico per le sue articolazioni e arbitrariet\u00e0, ma anche da una prospettiva storico culturale per le sue potenzialit\u00e0 politiche e la capacit\u00e0 di veicolare relazioni di potere. Il linguaggio dei romantici \u00e8 dunque un linguaggio \u00abperformativo\u00bb, come lo definisce Angela Esterhammer [<em>The Romantic Performance. Language and Action in British and German Romanticism<\/em>, 2000] perch\u00e9 rappresenta e crea, si rivela e si nasconde, trasformandosi continuamente a seconda del genere letterario in cui viene impiegato. \u00c8 un\u2019espressione linguistica, quella utilizzata dagli scrittori romantici, che mette in scena gli opposti e d\u00e0 voce al confronto, che \u00e8 fonte di energia ed esprime l\u2019attivit\u00e0 e il movimento che stanno alla base di un mondo ideale, la cosiddetta \u00abRomantic ideology\u00bb, tanto diffusa e disseminata da risultare difficilmente classificabile e contenibile in un\u2019unica definizione. Il linguaggio romantico \u00e8 dunque non solo descrittivo, ma, dialogando con il passato e proiettandosi verso il futuro, d\u00e0 forma al presente, diventando all\u2019interno del testo letterario un agente attivo, atto a creare identit\u00e0 tanto singole quanto collettive e a dare loro vitalit\u00e0 e legittimit\u00e0.<br \/>\nNei saggi raccolti in questo numero il linguaggio romantico \u00e8 al centro di una riflessione che fa riferimento ad autori inglesi, tedeschi, italiani e russi. Esso si modifica di volta in volta a seconda del genere per il quale viene utilizzato, e secondo modalit\u00e0 specifiche esprime i valori dell\u2019individuo oppure di una comunit\u00e0. Fredrick Burwick analizza l\u2019\u00abironia romantica\u00bb, prestando particolare attenzione al metadramma, in quanto genere foriero di un linguaggio ironico propriamente drammatico, che risente della grande influenza degli autori tedeschi, e che si propone come strumento atto a rappresentare il soprannaturale e il demoniaco. Carla Pomar\u00e8, invece, mette in luce il linguaggio ibrido utilizzato da Byron nelle \u00abHebrew Melodies\u00bb, liriche che si rifanno alla tradizione dell\u2019Antico Testamento, e che prevedono l\u2019accompagnamento di uno strumento musicale: il poeta ricorre ad un linguaggio derivato dalle Sacre Scritture trasformandolo in un monologo che anticipa nella forma il <em>dramatic monologue<\/em> vittoriano. La riflessione linguistica di P.B. Shelley \u00e8, con le sue ambivalenze, al centro della riflessione proposta da Fabio Liberto. Infatti, se da un lato il poeta ritiene che la lingua debba avere uno scopo comunicativo, cos\u00ec da veicolare un messaggio politico e raggiungere le masse, dall\u2019altro ne riconosce tutta l\u2019autoreferenzialit\u00e0. Secondo Shelley, la lingua riflette un codice arbitrario ed oscuro che imprigiona il pensiero, e il compito del poeta \u00e8 di riuscire a penetrarlo e a comprenderlo.<br \/>\nIl linguaggio drammatico e il teatro, in quanto luogo privilegiato della sperimentazione linguistica, costituiscono il tema di vari saggi. In particolare, Jacopo Doti presenta la tragicommedia <em>Boris Godunov<\/em> di Pu\u0161kin come opera dalla forma ibrida e di difficile classificazione, frutto di contaminazioni linguistiche, influenzate dalla lettura dei drammi storici di Shakespeare. Nell\u2019articolo dedicato a <em>Pamela<\/em> di Richardson e ai successivi adattamenti teatrali in Europa, Carlotta Farese mostra come il linguaggio teatrale si riveli frutto di continue rielaborazioni e adattamenti che, muovendo dalla tradizione precedente, mirano a soddisfare le esigenze di un nuovo pubblico. Serena Baiesi descrive le dinamiche letterarie e sociali che animavano la scena operistica inglese tra Sette e Ottocento attraverso la complessa vicenda biografica del poeta italiano Lorenzo da Ponte, librettista e verseggiatore per il teatro dell\u2019opera, promotore della cultura e della lingua italiana in Inghilterra.<br \/>\nL\u2019ultima sezione \u00e8 dedicata all\u2019influenza del linguaggio poetico inglese del periodo romantico sulla produzione in versi slovena e italiana. Igor Maver commenta le traduzioni delle opere di Byron pubblicate in Slovenia a met\u00e0 dell\u2019Ottocento, e il loro ruolo nella formazione di una poesia slovena propriamente romantica. Francesco Benozzo e Marco Veglia concludono il volume con due contributi sulla ricezione e l\u2019influenza dei poeti inglesi Wordsworth e Shelley in Italia. Fu Ceccardo Roccatagliata Ceccardi a condividere con Wordsworth sia un linguaggio poetico modulato sulla voce della natura, sia una scarsa fortuna critica. Fu invece l\u2019anarchico Shelley a rappresentare un esempio per Lorenzo Viani a livello poetico, ma anche e soprattutto politico.<br \/>\nIl volume fa emergere un quadro composito di linguaggi carichi di valenze metaforiche che evocano identit\u00e0 singole e, al tempo stesso, articolano un messaggio politico rivolto alla comunit\u00e0; che formulano relazioni di potere, innesco potenziale di mutamenti sociali, il cui effetto destabilizzante continua a far presa anche sul lettore moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo numero de\u00a0<em>La Questione Romantica<\/em> \u00e8 stato curato da Serena Baiesi.<\/strong><\/p>\n<div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I linguaggi utilizzati dai poeti e dai drammaturghi europei nel periodo romantico costituiscono il filo conduttore dei saggi qui raccolti: linguaggi variegati, spesso ibridi e ambigui capaci di attraversare codici e generi. 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