﻿{"id":243,"date":"2011-12-20T09:29:35","date_gmt":"2011-12-20T09:29:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lilec.it\/romanticismo\/wp\/?page_id=243"},"modified":"2016-11-09T18:26:26","modified_gmt":"2016-11-09T17:26:26","slug":"esotismoorientalismo-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.lilec.it\/romanticismo\/esotismoorientalismo-editoriale\/","title":{"rendered":"La Questione Romantica: Esotismo\/Orientalismo (editoriale)"},"content":{"rendered":"<p>Nel gennaio del 1998 viene allestita all\u2019<em>Art<\/em> <em>Gallery of New South Wales<\/em> di Sydney una mostra intitolata \u00abOrientalism: From Delacroix to Klee\u00bb: 124 dipinti e 50 fotografie per lo pi\u00f9 prodotti da artisti europei dell\u2019Ottocento su soggetti riguardanti il Nord Africa e il Levante. Nelle note del catalogo della mostra il nome pi\u00f9 frequentemente citato non \u00e8, come si potrebbe pensare, quello di un celebre critico d\u2019arte ma del noto critico letterario Edward W. Said, il professore palestinese-americano recentemente scomparso che, con il suo pionieristico saggio <em>Orientalism. Western Conceptions of the Orient<\/em> (1978) ha inaugurato un dibattito mai spento che coinvolge arte, letteratura e cultura. I dipinti della mostra, si legge nel catalogo, costituiscono la conferma visiva della tesi saidiana sul persistente e insidioso pregiudizio eurocentrico contro le popolazioni e la cultura arabo-islamiche a partire dal colonialismo di fine Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOrientalismo\u00bb per Said non ha mai tradotto un\u2019idea completamente innocente, il mero interesse scientifico e intellettuale nei confronti delle societ\u00e0 e culture del Medio ed Estremo Oriente da parte di studiosi occidentali. Appellandosi, per farli propri, a concetti formulati da Nietzsche, Gramsci, Foucault e Derrida, egli sostiene che ci\u00f2 che sin dal Settecento viene indicato come \u00aborientalismo\u00bb \u00e8 un costruzione ideata dall\u2019Occidente per soggiogare l\u2019altro\u00bb attraverso un discorso egemonico basato sul rapporto stretto tra conoscenza e potere e sull\u2019opposizione binaria (ontologica ed epistemologica) tra Ovest (soggetto, forte, maturo, razionale, maschile, dinamico, attivo) e Est (oggetto, debole, infantile, irrazionale, femminile, statico, passivo) \u2013 caratteristiche queste ultime che Hegel attribuisce alle civilt\u00e0 cinese e indiana nella sua <em>Filosofia della Storia<\/em> (1837). Dal post-strutturalismo Said deriva la nozione di \u00abalterit\u00e0\u00bb come presupposto per determinare la propria identit\u00e0 in negativo: l\u2019occidente ha costruito l\u2019idea di s\u00e9 riconoscendo ci\u00f2 che l\u2019 \u00abaltro\u00bb non era, facendo s\u00ec, quindi, che l\u2019orientalismo portasse alla costruzione e alla definizione non solo dell\u2019est ma anche dell\u2019ovest \u2013 \u00abThe Orient is an integral part of European <em>material<\/em> civilization and culture\u00bb <div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 hundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-overflow:visible;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-margin-bottom:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\">[Said, E. W. (1995): <em>Orientalism<\/em>, London, Penguin Books, p. 2]. Oriente come<em> alter ego<\/em> dunque, ovvero bisogno di un \u00abaltro\u00bb, sia a livello individuale sia a livello collettivo e nazionale, per auto-definirsi; una tesi opinabile tuttavia, in quanto non basata su reali condizioni storiche ma su un assunto epistemologico derivato dalla teoria strutturalista.<br \/>\nMa quando l\u2019altro diventa immagine capovolta di s\u00e9, una proiezione dei propri desideri come anche delle proprie ansie, le cose si complicano e il risultato \u00e8 un rapporto est-ovest (e viceversa) molto pi\u00f9 complesso, in quanto caratterizzato dalla continua tensione tra repulsione e attrazione del diverso, curiosit\u00e0 e timore dell\u2019ignoto che si vuol rendere familiare, desiderio e ansia di appropriazione di un complesso di valori che rappresentano, a un tempo, una fuga e una minaccia per la cultura occidentale. Come una <em>femme fatale<\/em>, l\u2019Oriente incarna per i Romantici una figura e un luogo tanto affascinanti quanto pericolosi, <em>locus amenus<\/em> ma anche paradiso artificiale, \u00abspazio\u00bb reale da conquistare ma anche <em>topos<\/em> immaginario e onirico. Secondo Said questi sono alcuni degli stereotipi che formano l\u2019\u00aborientalismo latente\u00bb, cio\u00e8 basato su una concezione essenzialista dell\u2019identit\u00e0 e di solito associato a forti connotazioni sessuali, ad aberranti concetti di superiorit\u00e0 e inferiorit\u00e0. Senza dubbio, tutta la letteratura romantica europea ne \u00e8 pregna, tanto che nessuna lista di esempi, per quanto cospicua, potrebbe fedelmente rappresentare la ricchezza ed eterogeneit\u00e0 del materiale iconografico, musicologico e letterario di stampo orientalista prodotto tra Sette e Ottocento.<br \/>\nI dipinti della mostra di Sydney raffigurano in maniera paradigmatica questi stereotipi e luoghi comuni che, come<em> d\u00e9j\u00e0 vu<\/em>, evocano immagini esotiche (ma progressivamente vicine, per un processo di familiarizzazione ), quel gusto romantico del favoloso, quella sontuosit\u00e0 e sensualit\u00e0 di colori, odori e sapori altri che si contrappongono alla monotona ordinariet\u00e0 e al vacuo materialismo del mondo occidentale. Tuttavia, l\u2019esotismo e l\u2019orientalismo romantici vanno ben al di l\u00e0 di questa celebrazione spesso idealizzata della cultura levantina, rappresentando un programma culturale pi\u00f9 ampio e complesso. Nonostante siano trascorsi ventisei anni dalla sua pubblicazione, <em>Orientalism<\/em> suscita ancora oggi riflessioni sulle valenze non solo letterarie ed estetiche di termini quali \u00abesotismo\u00bb e \u00aborientalismo\u00bb nella letteratura e cultura europee del tardo Settecento e dell\u2019Ottocento, termini allora per molti versi interscambiabili pur indicando \u2013 teoricamente \u2013 l\u2019uno un\u2019estetica e una poetica, nonch\u00e9 un immaginario, al di l\u00e0 di tempi e luoghi specifici, l\u2019altro un \u00abdiscourse\u00bb, un sistema culturale-ideologico, oltre che una disciplina, riconducibili a determinate coordinate storiche e geografiche.<br \/>\nIn effetti, se la disciplina degli studi orientali si pu\u00f2 far risalire al 1312, anno in cui il Consiglio Ecclesiastico di Vienna introdusse cattedre di arabico, greco, ebraico e siriano nelle universit\u00e0 di Parigi, Oxford, Bologna, Avignone e Salamanca, \u00e8 solo dalla seconda met\u00e0 del Seicento che il mondo orientale entra nell\u2019immaginario e nel costume europei grazie ai racconti di viaggiatori francesi sulle meraviglie del Levante, preso in <em>toto<\/em>, dal Nord Africa al Medio Oriente alla Cina, come <em>locus<\/em> e <em>topos<\/em> esotici. La traduzione di un manoscritto arabo da parte del francese Antoine Galland agli inizi del Settecento segna un ulteriore progresso nella diffusione della civilt\u00e0 orientale in Europa: si tratta dei racconti in dodici volumi delle <em>Mille et une nuit<\/em> (1704-1717), tradotti immediatamente in inglese come <em>Arabian Nights\u2019 Entertainments<\/em>. Non si pu\u00f2, per\u00f2, ancora parlare di un sistematico progetto culturale o di un\u2019impresa collettiva con inevitabili conseguenze politiche ed economiche, progetto e impresa che, invece, emergono e si consolidano a partire dalla seconda met\u00e0 del Settecento. In particolare, lo storico francese Raymond Schwab stabilisce come data d\u2019inizio di tale processo il 1770, anno in cui il francese Anquetil du Perron traduce lo <em>Zend-Avesta<\/em> (libro sacro parsi sul culto persiano di Zoroastra), mentre secondo Said il punto di partenza \u00e8 l\u2019invasione dell\u2019Egitto nel 1798 da parte di Napoleone Bonaparte, accompagnato da una ricca coorte di studiosi smaniosi di penetrare quel mondo ancora misterioso.<br \/>\nIn verit\u00e0, gi\u00e0 prima dell\u2019arrivo di Napoleone in Egitto, questo tipo di orientalismo che si pu\u00f2 definire \u00abaccademico\u00bb si afferma nella colonia indiana inglese intorno al 1784 con la fondazione della<em> Asiatick Society of Bengal<\/em> da parte di William Jones ed altri collaboratori di William Hastings, governatore generale della <em>East India Company<\/em>. Come l\u2019orientalismo pittorico francese dell\u2019Ottocento, il programma intrapreso dalla <em>Society<\/em> non ha ancora una valenza imperialistica negativa, ma prevede una conoscenza dell\u2019altro (tramite letture e traduzioni testuali) nel rispetto delle leggi e dei costumi locali, dunque una forma di collaborazione e compenetrazione culturali che, alcuni decenni dopo, verranno travolte dal cosiddetto \u00abAnglicist approach\u00bb \u2013 l\u2019evangelismo alleato all\u2019utilitarismo fanno s\u00ec che l\u2019istruzione locale venga sostituita dal sistema anglosassone, cosicch\u00e9 ci\u00f2 che era un\u2019innocua ricerca filologica e letteraria si trasforma in una falsa missione civilizzatrice e nel presunto \u00abWhite Man\u2019s burden\u00bb. D\u2019altra parte, in Francia, attorno al 1810, Chateaubriand far\u00e0 appello all\u2019Europa affinch\u00e9 insegni agli orientali il significato della libert\u00e0. Contrariamente ad alcuni suoi detrattori (come David Kopf, Sheldon Pollock e Sadik Jalal al-\u2018Azm, per citarne alcuni), Said vede l\u2019orientalismo sostanzialmente come alleato del colonialismo e dell\u2019imperialismo nell\u2019affermazione di un potere egemonico su gruppi etnici pi\u00f9 vulnerabili. Il suo punto di vista \u00e8 inevitabilmente influenzato dalla storia del Medio Oriente dal 1948 in avanti. In realt\u00e0, tra Sette e Ottocento prevalgono le due accezioni di orientalismo \u2013 l\u2019una un genuino interesse e un attento studio della cultura dell\u2019est, l\u2019altra un costrutto mentale basato su fallaci convinzioni come quella dell\u2019esistenza di una \u00abpsiche orientale\u00bb; l\u2019una aperta a proficui scambi culturali e persino commerciali tra est e ovest, l\u2019altra determinante tutta una serie di ansie imperialistiche e conflitti psicologici che gli scrittori romantici traducono in conturbanti e perturbanti narrazioni gotiche (i.e. Clara Reeve e William Beckford) o in versi pervasi da quel discorso dialogico, quell\u2019eterna ironia di contrasti che attraversano tutta la letteratura romantica (i.e. Byron, Shelley, Nerval, Goethe).<br \/>\nStudi recenti hanno dimostrato che l\u2019orientalismo \u00e8 sempre stato un fenomeno, cos\u00ec come un discorso, polifonico ed eterogeneo, non riducibile all\u2019opposizione binaria tra est e ovest al centro dell\u2019argomentazione saidiana. Si dovrebbe piuttosto parlare di una variet\u00e0 di \u00aborientalismi\u00bb nel periodo romantico, dal network accademico esemplificato dalla <em>Asiatick<\/em> <em>Society<\/em> ad uno stile e un\u2019estetica ben precisi, dal discorso relativo alla manipolazione di un oriente attaccabile da parte di un occidente politicamente ed economicamente superiore alla sineddoche di una raffigurazione dell\u2019altro basata sul rapporto gerarchico tra gruppo egemonico e gruppo subalterno. Se in alcuni casi i romantici identificano l\u2019oriente come l\u2019opposto (il doppio da allontanare) della cultura razionalista e raziocinante dell\u2019occidente, in altri casi l\u2019opposto si trasforma in <em>alter ego<\/em> e le differenze si neutralizzano a favore delle affinit\u00e0.<br \/>\nCritiche come Billie Melman e Lisa Lowe hanno confutato l\u2019opinione di Said secondo la quale l\u2019orientalismo \u00e8 esclusivamente una \u00abmale province\u00bb in quanto orientalismo e imperialismo, come discorsi egemonici, riguardano il potere nella sfera pubblica (convenzionalmente maschile). In realt\u00e0, molte donne giustificarono l\u2019intervento coloniale e l\u2019ideologia dell\u2019Impero quali mezzi per introdurre sistemi pi\u00f9 liberali in societ\u00e0 discriminatorie nei confronti del sesso femminile. D\u2019altra parte, per\u00f2, gi\u00e0 dal Settecento, si fa strada una visione non pi\u00f9 eurocentrica dell\u2019oriente da parte di donne che, come Lady Mary Wortley Montagu (autrice delle <em>Turkish Embassy Letters<\/em>, 1717-1718), visitarono direttamente i luoghi orientali e per le quali lo stesso harem, da scenario esotico per antonomasia, diventa ora l\u2019immagine riflessa della casa borghese (per la reificazione del corpo femminile e il ruolo subalterno della donna), ora il suo doppio (luogo del piacere emancipato e di una sensualit\u00e0 non pi\u00f9 proibita).<br \/>\nNell\u2019et\u00e0 romantica \u00abesotismo\u00bb e \u00aborientalismo\u00bb formano un unico discorso polisemico che racchiude tutte le connotazioni dell\u2019alterit\u00e0 e del diverso, traducendosi nei molteplici linguaggi letterari, teatrali, scenografici, figurativi, architettonici, musicali, della moda e del costume epocali. Questo discorso comprende l\u2019erotismo, l\u2019edonismo, l\u2019esotismo, la violenza e l\u2019amore de <em>Le mille e una notte<\/em>, l\u2019indelebile immagine di un oriente fatto di odalische, visir, califfi e eunuchi. Comprende la dimensione mistica, misteriosa e perturbante dell\u2019Est come nelle liriche di Novalis, H\u00f6lderlin e del <em>Kubla Khan <\/em>coleridgiano. Comprende lo stile turco, l\u2019arabesco e la <em>Chinoiserie<\/em> che influenzarono la moda, il teatro, la pittura, l\u2019opera e il romanzo sentimentale, e comprende altres\u00ec la grande moda tra gli aristocratici del tempo di farsi ritrarre in costumi orientali. Persino Maria Antonietta e le sue cortigiane alla fine portavano vestiti \u00aballa sultana\u00bb. Infine comprende anche una componente materialistica e consumistica il cui eccesso pu\u00f2 provocare ansie di possesso o di perdita di controllo: l\u2019importazione di tutta una serie di merci e prodotti orientali, sinonimo di apertura verso l\u2019altro ma anche della sua appropriazione (\u00e8 noto, per esempio, che Napoleone avesse tessuti di arredamento orientale). Ma dietro questa immagine del \u00abgorgeous East\u00bb, di un oriente spettacolare stile Impero, si nascondono anche altri significati.<br \/>\nEsotismo e orientalismo romantici formano un discorso proteico, comprendente anche la concezione di un nuovo umanesimo, inteso come incontro, scambio e interpenetrazione di culture diverse le quali permettano il ripensamento di quello che per secoli \u00e8 stato ritenuto un abisso invalicabile tra oriente e occidente. Basti pensare al fruttuoso influsso dell\u2019elemento orientale sull\u2019impressionismo musicale francese, sull\u2019opera lirica italiana, sul pi\u00f9 tardo romanticismo della scuola viennese e sul movimento inglese <em>fin de si\u00e8cle<\/em> delle <em>Arts and Crafts<\/em>. I romantici compresero e seppero sfruttare al meglio le potenzialit\u00e0 e le energie di un tale dialogo, sfidando l\u2019idea che le differenze possano comportare essenze in opposizione o rapporti univoci di predominio e sudditanza, e leggendo le tensioni e i conflitti come momenti dialettici di riflessione e contrappunti d\u2019inestimabile potenza creativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo numero de\u00a0<em>La Questione Romantica<\/em> \u00e8 stato curato da Gioia Angeletti<\/strong><\/p>\n<div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel gennaio del 1998 viene allestita all\u2019Art Gallery of New South Wales di Sydney una mostra intitolata \u00abOrientalism: From Delacroix to Klee\u00bb: 124 dipinti e 50 fotografie per lo pi\u00f9 prodotti da artisti europei dell\u2019Ottocento su soggetti riguardanti il Nord Africa e il Levante. 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