Leonard Cohen. Manuale per vivere nella sconfitta

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“Ricordo la prima volta che ho visto Cohen, a un reading di poesia a Vancouver nel 1966. Entrò a grandi passi in un’enorme aula universitaria stipata di ascoltatori entusiasti, e con nostra grande sorpresa aveva una chitarra sotto il braccio. Eravamo perplessi. La maggior parte di noi attendeva il poeta romantico di The Spice-Box of Earth; alcuni altri (incluso me) avevano sperato segretamente di sentire il sorprendente romanziere autore dell’appena pubblicato Beautiful Losers. Nessuno era preparato per una chitarra strimpellata e una canzone ammaliante su una donna chiamata Suzanne. Così fummo tutti sbalorditi. Un terzo di secolo più tardi, io lo sono ancora” (Stephen Scobie).
Senza dubbio l’opera di Leonard Cohen appartiene nella sua totalità al mondo delle lettere, eppure nessuna monografia l’ha finora presa in considerazione senza separare il poeta e il romanziere dal cantautore. Grazie a un racconto coinvolgente, Silvia Albertazzi mostra invece come poesia, narrativa e canzoni costituiscano per Cohen un’unica forma espressiva in continua evoluzione, in cui la bellezza dei perdenti e il valore della sconfitta sono esaltati attraverso un uso ipnotico e incantato della parola.

L’Autrice
Silvia Albertazzi insegna Letteratura dei Paesi di lingua inglese all’Università di Bologna. Tra i suoi lavori: Lo sguardo dell’Altro (primo testo italiano di teoria postcoloniale, 2000; 4ª rist. 2011); In questo mondo (2006); Il nulla, quasi (2010); Belli e perdenti (2012); La letteratura postcoloniale (2013); Letteratura e fotografia (2017; 1ª rist. 2018). Collabora con Alias, supplemento letterario del Manifesto.

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